Ieri l’ennesima udienza per Maja T. l* militante antifascista tedesc* che è accusat* (l’asterisco è il modo in cui l’attivista parla di sé, ndr) dai giudici ungheresi di aver partecipato a un’aggressione nei confronti di estremisti di destra durante le manifestazioni del Giorno dell’onore – commemorazione annuale che riunisce migliaia di militanti di estrema destra da tutta Europa – di due anni fa, l’11 febbraio 2023, nella capitale ungherese. Le stesse accuse che sono state mosse all’italiana, oggi europarlamentare, Ilaria Salis. E proprio la Salis ha voluto così denunciare attraverso Instagram le condizioni di Maja T..
Ieri Maja è stata trascinata in catene al Tribunale di Budapest per l’ennesima udienza di questo processo-farsa contro i “nemici politici” di Orbán. Pochi giorni fa ha denunciato perquisizioni umilianti in carcere. La deputata tedesca @isabelle.vandre ha potuto incontrarla per pochi minuti e ha constatato di persona il suo grave stato di salute. Dopo il ricovero in ospedale, il ritorno alle ordinarie condizioni di detenzione – 23 ore al giorno di isolamento totale, una vera e propria tortura bianca – la sta nuovamente consumando. Fuori dal tribunale, come sempre, si raduna un drappello di neonazisti per intimidire chi partecipa al processo, mentre le autorità ungheresi restano indifferenti. Il dolore e i soprusi inflitti a Maja spezzano il cuore: sono un attacco contro tutti noi e contro i diritti di tutte. Sotto il regime autoritario di Orbán non può esistere un giusto processo, la detenzione preventiva prolungata si trasforma in tortura, la vendetta prende il posto della giustizia. Maja, come chiede la campagna in suo sostegno e il comitato @free.maja, deve essere riportata a casa e processata in Germania, in un Paese dove le garanzie democratiche siano rispettate. Non è soltanto una questione umana e politica, ma anche di civiltà giuridica.
